venerdì 25 settembre 2015

Il viaggio dell'Eroe: una metafora per lo storytelling

Nella puntata di lunedì scorso di Così parlò Cerathustra 2.0 (in onda il lunedì, alle 21, a Radio Godot - link al podcast), ho parlato del “Viaggio dell’Eroe”, libro di Christopher Vogler che, è diventato nel tempo una delle guide al mestiere di sceneggiatore più diffusa ad Hollywood e non solo, visto che è diventata un vero e proprio cult per la comunità internazionale dei narratori. 

E non solo, direi, visto che è diventato anche un riferimento per insegnanti, psicologi, pubblicitari, ideatori di videogiochi, studiosi di miti e cultura popolare

Ciò perché la metafora che rappresenta ha un grande impatto sulla comunicazione; infatti, un comunicatore efficace sa che ogni presentazione, in fondo, è un viaggio, nel quale invita i partecipanti (di un corso, un convegno, ecc.) a seguirlo ed al termine del quale è opportuno che restino motivati ed in qualche  modo “ispirati”. Le persone, infatti, amano che le cose gli siano raccontate, non solo spiegate o presentate. Amano “vivere” le cose, mettendoci dentro sensazioni, emozioni e tutto ciò che parla al nostro cuore. 


Ovviamente, esistono tante tecniche che permettono di “raccontare storie”. Il viaggio dell’eroe (chiamato anche monomito) è una di queste e forse è anche una delle più conosciute ed apprezzate. Tanto è vero che, come abbiamo detto anche la scorsa settimana, il viaggio dell’eroe è qualcosa che ritroviamo in tante culture, religioni diverse, a tutte le latitudini ed è ciò che anima tanti racconti popolari. 

Sostanzialmente, quello che si chiede all’eroe è di affrontare un viaggio… ciòè lasciare la propria casa, i propri affetti, il proprio mondo per iniziare qualcosa che rappresenterà una prova, una sfida, con rischi e pericoli da affrontare. L’eroe quindi parte da qualcosa che conosce (il suo mondo, appunto) per entrare in qualcosa che gli è ignoto. Al suo ritorno, dopo aver affrontato questa (o queste) terribile prova (o prove), sarà una persona migliore, cresciuta, forte di queste esperienze. 

Tantissimi film sono costruiti su questo modello… pensate ad es. ad Il Re Leone in cui il giovane figlio del Re, Simba, costretto ad abbandonare la sua casa perché il padre, è stato ucciso dallo zio. Alla fine del viaggio tornerà più saggio, forte e determinato a riprendersi il suo ruolo. Oppure pensiamo a Star wars, che fra i viaggi è probabilmente uno dei più complessi, strutturati… pensate al ruolo di Luke Skywalker, l’eletto, il predestinato, figlio di Darth Vader (convertito al “lato oscuro della forza”). Proprio Luke Skywalker diventerà dapprima jedi e poi riuscirà ad esprimere tutte le sue potenzialità. Poi ci sono tanti altri film che si basano su questo modello rappresentativo… e di qualcuno ne parleremo anche stasera.

La cosa davvero importante di questa metafora è la rappresentazione (e la condivisione) di ciò che ci ha “arricchito”, che ci ha, cioè, reso più saggi, migliori.
- E’ un invito al viaggio per le persone che ascoltano la storia o che vedono un film basato su di essa, ma anche 
- un modello che mostra i benefici di assumersi dei rischi ed affrontare la “prova”. 
- Infine, è un modo molto efficace per rappresentare il “come” si è raggiunto un miglioramento, in che modo siamo cresciuti e cosa ci ha permesso di essere quello che siamo diventati.

E si prosegue, come ogni lunedì, in radio per raccontare altre "storie"... perché sono queste che, in fondo, rendono possibile la nostra vita...

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