Il Tribunale di Ostia, in materia obbligatoria (locazioni), visto il mancato esperimento del tentativo di conciliazione previsto dalla legge, non solo ha dichiarato l’improcedibilità della domanda, ma ha condannato parte attrice al pagamento delle spese legali.
Pensieri e strumenti per lo sviluppo personale-organizzativo e la risoluzione alternativa delle controversie
martedì 17 aprile 2012
lunedì 16 aprile 2012
Incapacità di comunicare, Kafka e la mediazione
"Spulciando" tra le pagine di internet talvolta si trovano alcuni "piccoli" tesori, come ad esempio il bel post di Corrado Mora nel blog della Camera arbitrale di Milano. Il post nasce da una riflessione su una pagina tratta da "La metamorfosi" di Franz Kafka ed offre lo spunto sulla incapacità di comunicare come elemento alla base della dinamica dell'escalation nei conflitti.
Suggerisco anche a voi la lettura di questo post perché, come dico sempre in aula, l'approfondimento e la comprensione delle tecniche di mediazione possono passare anche attraverso strade diverse rispetto a quelle che saremmo soliti aspettarci. Perché talvolta la pagina di un romanzo, come la scena di un film, ci permette di capire tante cose su un universo intero, che per semplicità chiamiamo "mediazione".
giovedì 12 aprile 2012
Chi l'ha visto?
Non è il titolo della trasmissione di Rai Tre, ma la domanda che pongo ai lettori del blog riguardo il "famoso" (speriamo non famigerato...) spot di Milly Carlucci sulla mediazione. Lo propongo visto che quando a lezione chiedo se qualcuno lo ha visto, la risposta sembra degna del "deserto dei Tartari".
Certo, se non fosse per la schermata iniziale con il logo del Ministero della Giustizia, sembrerebbe quasi lo spot per "Ballando ballando 2 La vendetta". Tuttavia, anche se non è esattamente una "cosa nuova" come dice la Carlucci, apprezziamo il tentativo di arrivare al grande pubblico, pur nella consapevolezza che per far crescere la cultura della mediazione nel nostro paese servirebbe ben altro...
mercoledì 11 aprile 2012
Mediazione: obbligo sconosciuto ai più
La scorsa settimana ho parlato dei risultati del lavoro dell’Osservatorio sui conflitti e sulla conciliazione, organizzato a Roma a cura di alcuni Enti promotori. Del rapporto ha parlato anche un articolo di ieri del quotidiano Italia Oggi, in cui si è ribadito che, ad oltre un anno dall'entrata in vigore della mediazione come condizione di procedibilità per alcuni tipi di controversie, questo obbligo resta ancora sostanzialmente poco conosciuto dai cittadini.
Peraltro, come confermato dal fatto che nel caso di Roma (rappresentativo perchè la Capitale incide per il 10% sul contenzioso totale) solo il 40% degli intervistati ha dichiarato di conoscere la legge sull’”obbligo” di mediazione. Inoltre, le cause iscritte al Tribunale, secondo il rapporto, sono diminuite solo dello 0,60% nel 2011 contro il -9,70% registrato l'anno precedente.
Oltre a riportare i risultati del rapporto, Italia Oggi riporta anche alcuni dati interessanti sul numero di istanze di mediazione presentate nei primi due mesi del 2012: quasi 8.950 a gennaio e oltre 9.750 a febbraio. Tali dati sono in linea con quelli degli ultimi mesi del 2011. In totale, dal marzo 2011, le domande di mediazione ammontano a oltre 79.500, numeri che purtroppo rimangono ben al di sotto rispetto alle previsioni iniziali fatte dal Ministero (circa 250.000 controversie tra marzo 2011 e marzo 2012).
domenica 8 aprile 2012
Serena Pasqua!
Un professore, prima di iniziare la sua lezione di filosofia, pose alcuni
oggetti davanti a sé, sulla cattedra. Senza dire nulla, quando la lezione
iniziò, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo riempì con delle
palline da golf. Domandò quindi ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed
essi risposero di si.
Allora, il
professore rovesciò dentro il barattolo una scatola di sassolini, scuotendolo
leggermente. I sassolini occuparono gli spazi fra le palline da golf.
Domandò quindi, di nuovo, ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed
essi risposero di si.
Il professore,
rovesciò dentro il barattolo una scatola di sabbia. Naturalmente, la sabbia
occupò tutti gli spazi liberi.
Egli domandò ancora una volta agli studenti se il barattolo fosse pieno
ed essi risposero con un si unanime.
Il professore tirò fuori da sotto la cattedra una tazzina con un caffè e
lo rovesciò dentro il barattolo, riempiendo parte dello spazio fra i granelli
di sabbia. Gli studenti risero!
“Ora”, disse il professore
quando la risata finì, “vorrei che voi consideraste
questo barattolo la vostra vita. Le palline da golf sono le cose importanti; la
vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, il nostro Padre che sta nei
cieli, i vostri amici e le cose che preferite; cose che se rimanessero dopo che
tutto il resto fosse perduto riempirebbero comunque la vostra esistenza”.
“I sassolini sono le altre cose che contano,
come il vostro lavoro, la vostra casa, l’automobile. La sabbia è tutto il
resto, le piccole cose”.
“Se metteste nel barattolo per prima la
sabbia”, continuò, “non
resterebbe spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso accade
per la vita. Se usate tutto il vostro tempo e la vostra energia per le piccole
cose, non vi potrete mai dedicare alle cose che per voi sono veramente
importanti. Curatevi delle cose che sono fondamentali per
la vostra felicità. Giocate con i vostri figli, tenete sotto controllo la
vostra salute. Portate il vostro partner a cena fuori. Giocate altre 18 buche!
Fatevi un altro giro sugli sci! C’è sempre tempo per sistemare la casa e per
buttare l’immondizia. Dedicatevi prima di tutto alle palline da golf, le cose
che contano sul serio. Definite le vostre priorità, tutto il resto è solo sabbia”.
Una studentessa alzò la mano e chiese che cosa rappresentasse il caffè.
Il professore sorrise. “Sono contento che
tu l’abbia chiesto. Serve solo a dimostrare che per quanto possa sembrare piena
la tua vita: c’è sempre spazio per un caffè con un amico”.
Tanti cari auguri per una serena Pasqua a tutti Voi...
Stefano
mercoledì 4 aprile 2012
Notai, le regole per autenticare l'atto
Dal sito Ipsoa.it (link).
Mediazione, dal CNN il decalogo per l’autentica dell'accordo
Il Consiglio nazionale del notariato ha redatto un documento in cui riporta una sorta di decalogo per il notaio chiamato ad autenticare (o a rogare) accordi di conciliazione, raggiunti nell’ambito del procedimento di “media conciliazione” di cui al D.Lgs. n. 28/2010.
In particolare, partendo dal presupposto fondamentale, che agli “accordi” raggiunti in ambito conciliativo deve riconoscersi natura di “contratto”, può dirsi che il notaio deve:
1) verificare che l’accordo sia intervenuto su diritti “disponibili” o comunque su diritti che possono formare oggetto di regolamento “negoziale privato” o comunque non in violazione di norme imperative (in questa ottica deve ad esempio escludersi che con un accordo amichevole di conciliazione possano raggiungersi accordi relativi a diritti patrimoniali attinenti al “regime primario” della famiglia – obblighi di contribuzione – o relativi ai figli o agli obblighi nascenti dal matrimonio, oppure possano assumersi validi obblighi a donare, oppure possano raggiungersi accordi in violazione al divieto dei patti successori);
2) verificare il rispetto delle “forme” previste dalla legge (es. necessità di atto pubblico con i testimoni come per le donazioni, patti di famiglia ecc.);
3) verificare la capacità delle parti e la loro legittimazione a disporre dei beni oggetto di accordo (capacità di agire, regime patrimoniale coniugale ecc..);
4) verificare il rispetto delle norme in materia di rappresentanza volontaria, legale od organica delle parti;
5) verificare la necessità di applicare normative speciali dettate per la particolare condizione dei soggetti intervenuti (stranieri che non conoscono la lingua italiana, non vedenti, muti, non udenti ecc..);
6) verificare che siano state rispettate tutte le normative dettate per il bene che forma oggetto dell’accordo ed in considerazione degli effetti prodotti dall’accordo stesso.
Ad esempio qualora con l’accordo si trasferisca o si costituisca un diritto reale su un bene immobile dovranno essere rispettate tutte le relative normative speciali (urbanistiche, catastali, fiscali);
7) aver sempre chiara la distinzione netta fra la mera “certificazione” del mediatore e “l’autenticazione” del pubblico ufficiale necessaria ai fini della pubblicità dell’accordo e la, conseguente, caratteristica strutturale che per poter accedere ai pubblici registri l’accordo deve essere sottoposto al controllo di legalità tipico dell’attività notarile e le sottoscrizioni delle parti devono essere autenticate dal pubblico ufficiale;
8) astenersi dall’autenticare accordi amichevoli in violazione di norme imperative, dell’ordine pubblico, che non abbiano ad oggetto “diritti disponibili”, che abbiano ad oggetto fattispecie che non possono essere oggetto di regolamentazione con “atto negoziale di autonomia privata” o comunque accordi invalidi;
9) osservare le norme in materia di conservazione degli atti a raccolta, precisandosi al riguardo che le norme del D.Lgs. che prevedono il deposito del verbale, ed allegato accordo, presso la segreteria dell’organismo di mediazione non derogano alla normativa prevista per gli atti notarili, da considerarsi comunque speciale;
10) assumere la responsabilità per i successivi adempimenti fiscali e di pubblicità legale.
Secondo rapporto sullo stato dei conflitti nella città di Roma i cittadini e la conciliazione
Qualche giorno fa sono stati pubblicati i risultati del lavoro dell’Osservatorio sui conflitti e sulla conciliazione, organizzato a Roma a cura di alcuni Enti promotori, tra cui il Comune, il Tribunale Ordinario, la Provincia di Roma, l’Istituto Regionale di Studi Giuridici del Lazio “Arturo Carlo Jemolo”, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili di Roma, l’Ordine provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, il Consiglio Notarile di Roma, la Camera di Conciliazione di Roma e Lazio Service.
Il rapporto è focalizzato sulla rilevazione del punto di vista dei cittadini romani sulla mediazione dopo un anno dall’entrata in vigore della c.d. “obbligatorietà” della mediazione per alcune tipologie di controversie rispetto a quattro elementi di riferimento: la conoscenza della nuova legge; la propensione dei cittadini ad affidarsi in caso di conflitto ad una procedura alternativa a quella giudiziale; le figure che, secondo i cittadini, dovrebbero svolgere tale ruolo. Target dell’indagine sono stati i cittadini romani che hanno vissuto situazioni di conflitto (contenziosi) di natura pubblica o privata. Le interviste sono state condotte nel periodo 9-22 dicembre 2011. Nel corso dell’indagine sono state contattate circa 10.000 persone, di cui soltanto il 20%, dichiarando di aver vissuto conflitti, ha partecipato attivamente all’indagine.
Per quanto riguarda le materie, il condominio (34%) e i diritti reali (18%) sono gli ambiti più ricorrenti, seguiti dal risarcimento del danno derivante da veicoli (14%), la locazione, il comodato e l’affitto di aziende (13%) e i contratti assicurativi (7%). Invece, rispetto ai conflitti con gli enti pubblici, prevalgono quelli inerenti trasporti e viabilità (40%), i servizi pubblici locali (28%) e le telecomunicazioni (16%).
Riguardo gli strumenti di risoluzione, il 35% degli intervistati ha fatto ricorso all’autorità giudiziaria o, in alternativa, alla soluzione stragiudiziale (la transazione, nel 25% dei casi). Nel 23% dei casi i conflitti non sono stati risolti.
Il 40% degli intervistati ha dichiarato di conoscere la legge sull’”obbligo” di mediazione e circa il 70% ha sottolineato una certa “propensione” alla risoluzione alternativa delle controversie, ossia (66% di “sì” e 4% di “dipende dai casi”) si è dichiarato favorevole al tentativo di mediazione in caso di situazione di conflitto. Inoltre, tra i possibili strumenti alternativi al ricorso all’autorità giudiziaria vengono menzionati spontaneamente, oltre alla "mediazione" (34%), il "dialogo” (11%) e la “maggiore educazione” (9%), optando nel primo caso per una soluzione di tipo personale e nel secondo caso per una soluzione preventiva, demandata in particolare alla scuola e alla famiglia.
Circa i soggetti di fiducia, il 42% degli intervistati sa che esiste una figura preposta a gestire il procedimento di mediazione e in caso di conflitti si affiderebbe all’"avvocato" (21%), all’“elenco dei mediatori” (9%) o, in generale, a una “figura competente” (9%).
Conclusioni
Il rapporto purtroppo conferma la scarsa conoscenza della legge sulla mediazione come condizione di procedibilità, anche se emerge (forse in maniera sorprendente) l’aspettativa dei cittadini nel credere in una possibilità di percorsi alternativi alla giustizia ordinaria, che possano consentire di raggiungere il risultato di una tutela sostanziale in tempi accettabili. Secondo le note conclusive, “questo è uno dei riscontri più rilevanti ed incoraggianti dell’indagine e segna l’inizio di un cambiamento culturale nella mentalità del nostro Paese e di Roma in particolare”. Io, da persona cauta quale sono, mi limito ad aggiungere… “forse”.
lunedì 2 aprile 2012
Modelli di formazione, competenze e "passione" per la mediazione
Prendo spunto da questo bel video del TED su un intervento di Ken Robinson (Annamaria, grazie per lo spunto!) per presentare una splendida "metafora" sulla formazione e sulla mediazione, passando attraverso il "senso comune" e la necessità di non dare per scontato nulla.
In un passaggio del suo intervento Robinson dice: "Un bambino di tre anni non è la metà di uno di sei... E' un bambino di tre anni!". Bene, allo stesso modo anche la mediazione non è paragonabile a nulla di altro... essa infatti è in sé stessa e non semplicemente esiste come riferimento a qualcosa di diverso.
Forse anche il Legislatore quando ha presentato il d.lgs. 28/2010, avrebbe dovuto puntare a tali aspetti, mettendone in evidenza i benefici (salvaguardia del rapporto interpersonale tra le parti, gestione "personalizzata" e "responsabilizzata" del conflitto, maggiore rapidità e minori costi nella soluzione della controversia, minore stress, ecc.) piuttosto che focalizzare l'attenzione sulla sola capacità di deflazionare il contenzioso. In fin dei conti questo è in linea con la risoluzione 2011/2026 (INI) del Parlamento europeo dello scorso mese di settembre.
Da più parti si legge che manchi la cultura della mediazione; in essa rilevo che manchi, purtroppo, anche una informazione adeguata che possa permettere alla mediazione di apparire al "grande pubblico" per ciò che essa è e non solo come "panacea" di mali, che peraltro non le appartengono.
domenica 1 aprile 2012
FormaMediAzione - Newsletter n. 3
Sperando di farVi cosa gradita, ho pensato di ri-proporVi i migliori post del mese di marzo con i contributi che, a mio modesto avviso, sono i più efficaci per parlare della “cultura” della negoziazione e della mediazione.
La consapevolezza delle emozioni nella saggezza-zen.
L'ironia degli Mbuti (pigmei del Congo) come strumento di mediazione.
Una "rivisitazione" in chiave familiare di un famoso concetto della cultura negoziale.
Un testo molto di moda in questo momento, come chiave di lettura originale sulla gestione in chiave "trasformativa" della relazione tra le parti in mediazione.
Un film indicativo sulla "vita" di un conflitto, dalla nascita alla fine (purtroppo nota).
Io sogno di cose che non si sono ancora realizzate e mi chiedo 'perchè no?'
ps Se volete segnalarmi risorse, temi, domande, scrivetemi!
martedì 27 marzo 2012
Inferno, paradiso e gestione dei conflitti
"In un’antica leggenda giapponese si parla di un samurai che chiese ad un maestro zen di spiegarli la differenza tra inferno e paradiso.
Il maestro non solo non rispose alla domanda, ma offese il samurai, che accecato dall’ira sguainò la spada per mozzargli la testa. Ecco questo è l’inferno disse il maestro.
Il samurai capita la provocazione rimise la spada nel fodero. E questo è il paradiso continuò il maestro.
Essere consapevoli delle emozioni significa poterle gestire e non esserne travolti"
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