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giovedì 5 febbraio 2015

Qualità della mediazione e gratuità: accordo possibile?

Manuale del mediatore civile - II ed.
Negli ultimi giorni sto pubblicando nel mio blog tanti commenti che riguardano il post-sentenza del TAR. 

Oggi pubblico questo bel contributo di Giuseppe De Paolo, ripreso da Mondo ADR, pubblicato qualche giorno fa da Il Sole 24 ore

Il punto di partenza è un commento sulla singolare (e paradossale) situazione che si è aperta con la pronuncia del TAR  che da un lato sottolinea che “chiedere ai litiganti di provare prima a risolvere alcuni tipi di controversie con l’ausilio di un terzo neutrale non viola il principio del libero accesso alla giustizia, e anzi contribuisce a migliorarne il funzionamento”, dall’altra, tuttavia, prevede che il primo incontro debba essere totalmente gratuito (!). 

domenica 28 ottobre 2012

Articolo da Mondo ADR - La consulta indichi la via


Da Mondo ADR – (link)
di Giuseppe De Palo

La Consulta ha deciso che il tentativo obbligatorio di conciliazione, in talune cause civili, non poteva essere introdotto dal Governo con il D.lgs 28/2010. La legge delega doveva essere più chiara sul punto. Di più, da un comunicato stampa di due righe, al momento non si può dire. Senza le motivazioni della sentenza, sia l’entusiasmo di chi dichiara scongiurata una perniciosa “privatizzazione della giustizia”, sia l’allarmismo di chi intravede la fine del “movimento ADR” in Italia, e auspica un immediato intervento riparatorio del Parlamento, sono quindi ingiustificati.

Nell’interesse collettivo, è però sperabile che la Corte non si limiti a motivare l’eccesso di delega (cioè, il vizio formale del Dlgs 28/2010, oggetto del comunicato), ma intervenga, sia pure indirettamente, sul merito delle questioni più spinose, tra cui l’obbligatorietà e l’onerosità del tentativo. Questo intervento, sia esso “in positivo” (ad esempio, con l’indicazione dei termini di durata massima della mediazione), o “in negativo” (con l’esclusione, sempre in ipotesi, che vi possano essere conseguenze negative per chi non accetta la proposta del mediatore) servirà a guidare il Parlamento nella riscrittura della mediazione, cui l’Italia non può proprio rinunciare, e che dovrà comunque includere sanzioni e incentivi.

Questo per una serie di motivi concatenati. Il primo, condiviso anche dagli avvocati, è che la mediazione puramente volontaria non funziona; da qui la richiesta unanime di “incentivi”, che però, specie di questi tempi, sono merce rarissima. Il secondo è che il nostro Governo lo ha promesso nella risposta alla famosa lettera della Commissione europea, ove tra le misure indicate per migliorare l’efficienza della giustizia civile, a pagina 34 si menziona addirittura la … further expansion of mediation as a condition of admissibility (“estensione della mediazione come condizione di procedibilità”). Il terzo è un’interrogazione dell’Europarlamento alla Commissione europea, il 12 ottobre scorso, ove si chiede di verificare che l’attuazione della Direttiva del 2008 sulla mediazione sia effettiva; cioè, che i tentativi di conciliazione si facciano davvero. Diversamente, il diritto comunitario va considerato violato.

Con il Dlgs 28/2010 l’Italia era sulla strada giusta: lo strumento stava iniziando a funzionare e le riforme necessitano di tempo per produrre risultati, ha affermato a caldo il Ministro Severino. Quella strada non può essere abbandonata, pena un’ulteriore aggravamento della crisi generale. La situazione d’incertezza creatasi (si pensi alle quasi centomila mediazioni conclusesi sino ad oggi, e a tutte quelle pendenti), il prospettato intervento d’urgenza del Parlamento per porvi rimedio e la verosimile prosecuzione della battaglia legale tra l’avvocatura e il resto del Paese sulla mediazione sono le proverbiali grandi difficoltà capaci di tradursi in altrettante opportunità: una legge, un clima e una giustizia civile (anche solo un poco) migliore.

Basta che il Parlamento lo voglia, e soprattutto provarci tutti seriamente. In proposito, un tentativo obbligatorio di conciliazione “a tempo” – sufficiente alla mediazione per mostrare il proprio potenziale (con il supporto dell’avvocatura), ma anche per valutarne i risultati sul campo (la percentuale di adesione, il tasso di successo nei vari settori etc.) – prima di consolidarlo, eliminarlo o estenderlo, potrebbe in effetti essere la soluzione migliore per tutti. La Consulta non potrà ovviamente spingersi fino a questo punto, ma le sue indicazioni saranno determinanti.