L'articolo pubblicato per Temi Romana con l'amica e collega Alessandra Passerini.
Buona lettura!
Pensieri e strumenti per lo sviluppo personale-organizzativo e la risoluzione alternativa delle controversie
venerdì 16 settembre 2011
giovedì 15 settembre 2011
Ubuntu, ovvero l'"arte della reciproca necessità"...
Sinceramente stanco, e perchè no anche un po' annoiato dalle quotidiane schermaglie tra interpretazioni del DM 145 e attesa per la pronuncia della Corte Costituzionale (per quanto consapevole che, ai fini dello sviluppo della nostra amata mediazione, tali aspetti sono molto importanti), voglio parlare di tecniche di mediazione, che restano la parte migliore del c.d. "metodo negoziale", peraltro applicabili ai diversi contesti della nostra vita (nella nostra professione come nella nostra vita). Lo faccio attraverso uno splendido video di Elizabeth Lesser, che ci parla del confronto e del dialogo con l'"altro", questo sconosciuto (quando non giudicato e disprezzato).
La Lesser parla di "ubuntu", splendido concetto di origine africana che è molto più che una "filosofia di vita". E' cultura e costruzione di identità, ma anche senso di appartenenza nell'integrazione. Confronto e non condanna. Una frase molto semplice, eppure così difficile da accettare da parte di molti, per riassumerla: "I need you, in order to be me... You need me in order to be you".
Quali sono i passaggi importanti (almeno secondo me) di questo video?
Un primo elemento riguarda il dialogo con gli altri, all'interno del quale non si deve cercare di difendere la propria posizione o interrompere l'altro per impedirgli di parlare. Per una corretta comprensione è necessario essere aperti, curiosi a ciò che l'altro dice e soprattutto... ascoltarlo! Non pensare (fintamente) di farlo e pensare (realmente) solo a quello che vogliamo dire. Nel dialogo, per conoscere il punto di vista dell'altro, può essere utile fare qualche semplice domanda, ad es. quali cose ti preoccupano di più? Cosa vorresti chiedere a qualcuno che non la pensa come te? Anche solo da queste se ne potrebbero trarre informazioni utili per avere un quadro più ampio della situazione. Chissà, in fine dei conti la "peggiore cosa che ci potrebbe capitare" è di cambiare la nostra opinione su qualcuno o qualcosa. Le informazioni facciamocele dare dagli altri e non pensiamo di saperle già. Andare oltre i propri preconcetti significa questo...
Altro elemento importante riguarda la risposta alla domanda: in che cosa, nel concreto, consiste l'ubuntu? E' il luogo in cui si trovano le soluzioni ai problemi che sembrano più intricati. Semplice, no? Rappresenta solo una meta ideale? Chissà; certo che se ho un problema con qualcuno e interrompo la comunicazione non vado verso l'ubuntu ma verso qualche altra parte (e magari avrò mandato questo qualcuno, anche solo con la mente, verso chissà quale ameno paese). Tuttavia, l'ubuntu non è una bacchetta magica, richiede disponibilità, tempo e applicazione. Richiede due persone disposte a rinunciare a dire "lo so già!", due persone che passano dalle armi delle proprie argomentazioni agli strumenti rappresentati dal dialogo e il confronto.
Per chiudere, infine, la Lesser cita il poeta persiano Rumi: "Aldilà delle idee, del cosa è giusto e cosa è sbagliato esiste un luogo. Io vi incontrerò lì". Che sia questo il luogo (ideale, se ragioniamo con scetticismo, ma reale, se pensiamo ai concreti risultati che può raggiungere la trasformazione costruttiva dei conflitti) del mediatore? Mi limito a dire una cosa: non siamo su Pandora o su Utopia, ma nel mondo e la capacità di comunicare con l'altro è vecchia come il mondo (appunto), così come le capacità dell'uomo di agire come "terzo" per far andare d'accordo gli altri. Questi sono strumenti a nostra disposizione. Sta a noi usarli, anche solo per saperli sempre meglio usare. Hai visto mai che magari cominciamo pure ad andare d'accordo?
Ringrazio Anna Maria per l'"imbeccata".
Sul sito di TED è possibile selezionare i sottotitoli in italiano.
Ringrazio Anna Maria per l'"imbeccata".
Sul sito di TED è possibile selezionare i sottotitoli in italiano.
martedì 13 settembre 2011
Mediation's italian way
"This is not mediation, this is a 'non-binding arbitration'"...
Questo è il commento che un esperto di mediation americano ha fatto al termine di un convegno svoltosi a Roma lo scorso mese di marzo nel quale aveva fatto da relatore. Con la semplicità propria di chi ha scoperto "il re nudo" (cito l'amico Paolo), l'esperto, attraverso una splendida provocazione, ha dato, da esterno, una splendida interpretazione sulla procedura di mediazione organizzata nel nostro paese. Io non credo sia questo, ma di certo la procedura di cui al d.lgs. 28/2010 e al DM 180/2010 ha disegnato qualcosa di diverso rispetto alla mediazione, almeno così come dovrebbe essere.
Secondo la definizione data da Wikipedia, Non-binding arbitration "is a type of arbitration in which the arbitrator makes a determination of the rights of the parties to the dispute, but this determination is not binding upon them, and no enforceable arbitration award is issued. The "award" is in effect an advisory opinion of the arbitrator's view of the respective merits of the parties cases. Non-binding arbitration is used in connection with attempts to reach a negotiated settlement. The role of an arbitrator in non-binding arbitration is, on the surface, similar to that of a mediator in a mediation."
Attenzione al significato di "on the surface"; sembra poco, ma dentro può esserci davvero molto...
domenica 11 settembre 2011
Haiku di William Ury sulle tattiche per trattare con le persone difficili
Questa volta parliamo di negoziazione. Ecco un breve video di una lezione/intervista di William Ury, co-autore del celebre Getting to yes, che tratta delle tattiche per gestire le persone "difficili" e le trattative in cui le emozioni giocano un ruolo fondamentali.
Da questo spezzone vorrei sinteticamente estrapolare alcune frasi:
- Forse la persona più difficile da convincere in una negoziazione siamo noi stessi. Infatti se pensiamo che una situazione (o una persona) sia difficile da gestire questa, di fatto, lo diventerà. Non voglio con questo dire che tutto è possibile, ma di certo nulla sarà possibile se noi come tale lo considereremo.
- La chiave per gestire le persone difficili è "andare sul balcone", ossia fare per un momento un passo indietro. Immaginare cioè di raggingere un livello mentale superiore da cui poter osservare sè stessi in azione, quasi fosse la visione di un film. Attenzione, l'idea non è quella "di farsi un film" sulla situazione, ma di guardare sè stessi nella situazione, osservare cioè i propri comportamenti come fossero quelli di qualcun altro, per valutarli con maggiore serenità.
- Per avere una maggiore capacità di persuasione, è opportuno costruire "un ponte d'oro" per l'interlocutore, ossia partire da quello che è il suo pensiero per rendere attraente il suo sì. Ciò comporta grande flessibilità, determinazione sull'obiettivo e capacità di mantenere il proprio controllo al tavolo negoziale per essere capaci di trovare i vantaggi che rendano la nostra proposta accettabile.
giovedì 8 settembre 2011
Mediazione: statistiche al 30 giugno 2011
Il Ministero della Giustizia ha pubblicato all'inizio di agosto i nuovi dati statistici relativi allo stato della mediazione civile e commerciale in Italia da quando è divenuta obbligatoria nel marzo del 2011 (aggiornati al 30 giugno 2011).
Dalla rilevazione emerge:
- Un incremento delle mediazioni civili e commerciali (+28% rispetto alla precedente indagine - al 30 di aprile).
- Nel 69% dei casi la mediazione ha riguardato uno dei casi per cui è prevista come obbligatoria, mentre nel 29% dei casi è stata facoltativa. Mentre la mediazione prevista da clausola contrattuale e quella demandata dal giudice ha riguardato solo il 2% dei casi.
- Le prime 5 materie più trattate sono, nell’ordine, i diritti reali (16% circa), le locazioni (11% circa), il risarcimento danni da responsabilità medica (8% circa), i contratti bancari (7% circa) e i contratti assicurativi (6% circa).
- Le mediazioni effettivamente svolte riguardano quasi il 28% dei casi e in queste le conciliazioni riguardano il 58% dei casi.
- Il valore-medio delle controversie sfiora gli 81.000 euro.
- Infine, un dato interessante riguarda l'assistenza tecnica (la cui necessità è stata ribadita nei giorni scorsi anche dal nuovo guardasigilli, Francesco Nitto Palma); infatti oltre l'80% dei proponenti è risultata assistita da una avvocato, mentre tale percentuale scende drasticamente a solo il 20% dei casi per le parti istanti.
mercoledì 7 settembre 2011
Multa per chi non si presenta in mediazione senza giustificato motivo
Il Consiglio dei Ministri, nella seduta di ieri ha votato
la questione di fiducia sul disegno di legge di conversione del decreto-legge
n. 138. L’art. 35-sexies del decreto prevede la modifica dell’art. 8, comma
5, del d.lgs. 28/2010 il cui nuovo testo recita: “Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti
dall'articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al
versamento all'entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo
corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio”.
Pertanto, d’ora in poi,
non partecipare alle controversie di cui all’art. 5 (quindi anche quelle per condominio
e incidenti stradali, per le quali la mediazione diventerà obbligatoria solo nel
marzo 2012) costerà caro. E’ indubbio che tale intervento mira a dissuadere l’alto
tasso di mancata partecipazione alla mediazione che, purtroppo, rappresenta il
principale elemento negativo nelle pur promettenti statistiche dall’entrata in
vigore della obbligatorietà della mediazione (marzo 2011).
martedì 6 settembre 2011
Cosa si intende per "casi di mediazione"?
Il "nuovo" DM 180, così come modificato dal DM 145 del luglio scorso, all'art. 4.3.b prevede l'ormai "famoso" (famigerato?) tirocinio assistito in almeno venti casi di mediazione. Ora, anche leggendo alcuni commenti, per "casi di mediazione" si potrebbero a mio avviso intendere anche le simulazioni svolte presso l'organismo di mediazione (role-play, simulazioni in acquario, ecc.), in maniera non dissimile dal lavoro pratico che si svolge durante i corsi.
Questo renderebbe indubbiamente più semplice il lavoro degli organismi e permetterebbe la partecipazione di un buon numero di mediatori per simulazione. Tuttavia, sarebbe opportuno disciplinare in maniera seria gli aspetti organizzativi, in modo da evitare la partecipazione ad ogni sessione di decine di mediatori, facendo così perdere di significato il concetto stesso (esiste?) di tirocinio.
Questo renderebbe indubbiamente più semplice il lavoro degli organismi e permetterebbe la partecipazione di un buon numero di mediatori per simulazione. Tuttavia, sarebbe opportuno disciplinare in maniera seria gli aspetti organizzativi, in modo da evitare la partecipazione ad ogni sessione di decine di mediatori, facendo così perdere di significato il concetto stesso (esiste?) di tirocinio.
lunedì 5 settembre 2011
Prime voci (assolutamente da confermare)
Secondo le prime informazioni ricevute dagli organismi da parte del Ministero, il tirocinio assistito NON riguarderebbe i mediatori già accreditati, che dovrebbero solo integrare il corso da 50 ore con l'aggiornamento biennale, già indicato dal DM 180. Restano invece da chiarire le modalità di svolgimento del tirocinio assistito.
venerdì 2 settembre 2011
Un breve commento sul tirocinio assistito
E' ormai qualche giorno che leggo il "nuovo" decreto sulla mediazione e, soprattutto, mi confronto con i colleghi sul significato delle correzioni. Occupandomi io di formazione, uno dei temi più importanti riguarda a mio avviso il "tirocinio assistito", su cui sto sviluppando più domande, perplessità e critiche che certezze e "sollievo".
Intendiamoci, nessuno, nemmeno i più ottimisti, pensava che la semplice partecipazione al corso di 50 ore fosse sufficiente per fare “un” mediatore, sia pure integrato dalle 18 ore di aggiornamento biennale (anche a giudicare dai commenti "preoccupati" di alcuni partecipanti - seppur valenti professionisti - che, forse in preda alla depressione post-simulazione, si lasciavano andare a commenti del tipo “non sarò mai in grado di fare il mediatore!”). Tuttavia, la disciplina di “qualcosa di più” forse poteva essere prevista e regolata con maggiore chiarezza, accortezza ed efficacia, considerato che se ne parla oramai da tempo. Ritengo innanzitutto fondamentale un chiarimento da parte del Ministero e auspico che gli organismi sappiano già qualcosa, anche se da colloqui informali sembrerebbe non esserci alcuna "interpretazione autentica".
Qualche considerazione su alcuni aspetti:
Intendiamoci, nessuno, nemmeno i più ottimisti, pensava che la semplice partecipazione al corso di 50 ore fosse sufficiente per fare “un” mediatore, sia pure integrato dalle 18 ore di aggiornamento biennale (anche a giudicare dai commenti "preoccupati" di alcuni partecipanti - seppur valenti professionisti - che, forse in preda alla depressione post-simulazione, si lasciavano andare a commenti del tipo “non sarò mai in grado di fare il mediatore!”). Tuttavia, la disciplina di “qualcosa di più” forse poteva essere prevista e regolata con maggiore chiarezza, accortezza ed efficacia, considerato che se ne parla oramai da tempo. Ritengo innanzitutto fondamentale un chiarimento da parte del Ministero e auspico che gli organismi sappiano già qualcosa, anche se da colloqui informali sembrerebbe non esserci alcuna "interpretazione autentica".
Qualche considerazione su alcuni aspetti:
- Innanzitutto le modalità organizzative; alcuni dicono che il tirocinio andrebbe interpretato solo come un uditorato, altri invece ipotizzano una partecipazione più o meno diretta dei neo-mediatori alle procedure. Sinceramente, mi sento vicino a questa seconda ipotesi (altrimenti si sarebbe parlato semplicemente di uditorato), salvo poi avere il "buio totale" su come gli organismi si organizzeranno per far "partecipare" i mediatori tirocinanti (es. si limiteranno a leggere la documentazione e assistere alla procedura? Riceveranno le parti? Porteranno il caffè durante le pause? Faranno co-mediazioni a tutti gli effetti? Faranno solo il discorso introduttivo? Ecc.).
- Altre perplessità riguardano gli aspetti organizzativi; ovviamente tutti auspicavano qualcosa di più rispetto alle 50 (+18) ore, ma onestamente 20 procedure di tironicio non sono poche, pur considerando le potenzialità positive. Diversi miei colleghi ad es. non hanno ancora raggiunto 20 mediazioni e, pur essendo ormai mediatori accreditati ormai da anni, mi domando: dovranno anch’essi fare il tirocinio, o quantomeno farlo per le procedure mancanti? Inoltre, chi farà il tirocinio? Il responsabile dell’organismo, magari coadiuvato da mediatori “esperti”, o direttamente questi?
Provocazione: non è che alla fine si sia trovato un modo per frapporre ostacoli “indiretti” agli organismi (oltre 400 e il numero è sicuramente per difetto), i quali, dovendo garantire un tirocinio adeguato ai propri mediatori non riusciranno a farlo? O, peggio ancora, non vorrei che diventasse un ostacolo per i mediatori; riusciranno tutti “i nostri eroi”, quelli già accreditati, quelli che hanno superato il corso e sono in fase di accredito, quelli che hanno superato il corso ma che non sono ancora entrati nel percorso di accredito, quelli che ancora devono fare il corso e così via, a raggiungere il numero necessario di procedure “in tirocinio”?
La mia impressione è che, ancora una volta, si siano lasciate fuori dalle segrete stanze dove "si decide" le persone che forse avrebbero potuto dare un efficace contributo, ossia chi si occupa di formazione, che magari avrebbe potuto spiegare intanto cosa si deve intendere per “tirocinio assistito” e poi dare qualche suggerimento, visto che, nel settore privato come in quello pubblico, si organizzano già da anni interventi di formazione che integrano l’aula con strumenti di training-on-the job, tutoring, coaching, mentoring, ecc. il cui obiettivo è un "accompagnamento" più o meno soft, ma certamente efficace, del professionista nel ruolo specifico
Detto questo, mi rendo conto che probabilmente non ho risposto ad alcuna delle domande che molti di noi si saranno posti leggendo il decreto, e di questo me ne scuso, ma ritengo che scrivere in questo momento un commento sul "tirocinio assistito" previsto dal nuovo decreto spiegando che cosa è in effetti sia, per noi umili operatori del settore, una cosa facile da fare solo avendo una robusta e lucida sfera di cristallo, a meno di non limitarsi ad elencare una serie di dubbi e perplessità su cui, peraltro, non mi attendo che i "presunti" e auspicati chiarimenti da parte del Ministero saranno, alla fine, effettivamente "schiarenti". Attendiamo lumi, sebbene temo che non saranno così “illuminati”. Una cosa è certa; penso che se qualcuno cercava un modo per rendere sempre più affollati i prossimi convegni/seminari sulla mediazione che prevedono la partecipazione di rappresentanti istituzionali, beh, l'ha decisamente trovato.
Io di sicuro andrò… Sperando di avere (finalmente) risposte.
Io di sicuro andrò… Sperando di avere (finalmente) risposte.
giovedì 1 settembre 2011
Cosa cambia per i mediatori dopo il DM 145?
Un commento interessante sulle cose che cambiano dopo la pubblicazione del DM 145. Uno degli elementi più importanti riguarda "la partecipazione, da parte dei mediatori, nel biennio di aggiornamento e in forma di tirocinio assistito, ad almeno venti casi di mediazione svolti presso organismi iscritti".
Cosa si deve intendere per "tirocinio assistito" e come si organizzeranno gli organismi? Per l'autore dell'articolo si tratta per i neo-mediatori, una volta superato il corso da 50 ore, di "assistere" ad almeno 20 procedure di mediazione. Ove così fosse, questa normativa presenta certamente dei problemi operativi; infatti, ad oggi, il numero di mediazioni non può certo dirsi elevato e per molti organismi diventa molto difficile garantire le 20 mediazioni per un numero ragionevole di mediatori.
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Cosa si deve intendere per "tirocinio assistito" e come si organizzeranno gli organismi? Per l'autore dell'articolo si tratta per i neo-mediatori, una volta superato il corso da 50 ore, di "assistere" ad almeno 20 procedure di mediazione. Ove così fosse, questa normativa presenta certamente dei problemi operativi; infatti, ad oggi, il numero di mediazioni non può certo dirsi elevato e per molti organismi diventa molto difficile garantire le 20 mediazioni per un numero ragionevole di mediatori.
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