Riprendo dal sito di Altalex la notizia che il governo ha tolto dal testo definitivo del maxiemendamento al ddl Stabilità depositato ieri in Commissione Bilancio del Senato l’anticipo dell’entrata in vigore della mediazione come condizione di procedibilità anche per le materie finora escluse (condominio e risarcimento danni da circolazione autoveicoli). Ciò significa che la norma sarà quindi operativa a partire dal 20 marzo 2012, come precedentemente stabilito.
Pensieri e strumenti per lo sviluppo personale-organizzativo e la risoluzione alternativa delle controversie
giovedì 10 novembre 2011
Articolo su Il Sole 24 ore
Il 7 novembre, a firma Leonardo D’Urso, è uscito su uno dei più importanti quotidiani economici italiani un articolo molto interessante sulla mediazione e, soprattutto, sulla sua efficacia per contribuire a risolvere alcuni problemi della giustizia italiana.
Il punto di partenza è il rapporto Doing Business, che riporta dati disarmanti. Infatti, da un semplice confronto tra lo stesso tipo di causa in Italia e Francia risulta che in Italia richiede quasi il quadruplo dei giorni richiesti in Francia (1.200 contro 330 circa), sostenendo anche il doppio di spese legali. Nella graduatoria Enforcing contract, sulla efficienza della giustizia civile e le ripercussioni sul mondo economico, l’Italia si posiziona al 158° posto (su 183 paesi), ultimo paese in area-OSCE con una distanza “siderale” (64 posizioni in meno) dal penultimo, Israele. Il cuore del problema? Il numero esorbitante di processi, insostenibile per i magistrati.
Michele Vietti, vice presidente del CSM, nel suo saggio “La fatica dei giusti” sottolinea che “la tendenza a immettere un gran numero di controversie nel circuito giurisdizionale è figlia soprattutto della sostanziale mancanza di alternative. E’ dalla necessità di trovare forme alternative per la regolazione dei conflitti che bisogna far (ri)partire il dibattito sull’efficienza della giustizia”.
Secondo D’Urso le statistiche relative ai primi sei mesi di vita della mediazione dimostrano che essa sta funzionando, con tempi e costi nemmeno paragonabili al processo. Ma cosa è necessario fare per andare oltre, cioè smaltire l’arretrato? In breve, è necessario “osare di più”. Vale a dire approvare una nuova norma che incoraggi i magistrati (per la verità fino ad oggi piuttosto “tiepidi”) a utilizzare l’art. 5 del D. Lgs. 28/2010 che permette loro di invitare le parti ad effettuare il tentativo di mediazione (la c.d. "mediazione delegata"). Inoltre, estendere il tentativo obbligatorio di mediazione a tutte le controversie civili e commerciali riguardanti diritti disponibili, sia pure per un periodo limitato (ad es. cinque anni).
La conclusione dell’articolo mi sembra un ottimo ponte che guarda al futuro: “In tempi brevi e a costo zero, la mediazione è in grado di contribuire grandemente a ridurre i tempi della giustizia civile riportando il numero dei procedimenti civili nelle medie internazionali”.
Il punto di partenza è il rapporto Doing Business, che riporta dati disarmanti. Infatti, da un semplice confronto tra lo stesso tipo di causa in Italia e Francia risulta che in Italia richiede quasi il quadruplo dei giorni richiesti in Francia (1.200 contro 330 circa), sostenendo anche il doppio di spese legali. Nella graduatoria Enforcing contract, sulla efficienza della giustizia civile e le ripercussioni sul mondo economico, l’Italia si posiziona al 158° posto (su 183 paesi), ultimo paese in area-OSCE con una distanza “siderale” (64 posizioni in meno) dal penultimo, Israele. Il cuore del problema? Il numero esorbitante di processi, insostenibile per i magistrati.
Michele Vietti, vice presidente del CSM, nel suo saggio “La fatica dei giusti” sottolinea che “la tendenza a immettere un gran numero di controversie nel circuito giurisdizionale è figlia soprattutto della sostanziale mancanza di alternative. E’ dalla necessità di trovare forme alternative per la regolazione dei conflitti che bisogna far (ri)partire il dibattito sull’efficienza della giustizia”.
Secondo D’Urso le statistiche relative ai primi sei mesi di vita della mediazione dimostrano che essa sta funzionando, con tempi e costi nemmeno paragonabili al processo. Ma cosa è necessario fare per andare oltre, cioè smaltire l’arretrato? In breve, è necessario “osare di più”. Vale a dire approvare una nuova norma che incoraggi i magistrati (per la verità fino ad oggi piuttosto “tiepidi”) a utilizzare l’art. 5 del D. Lgs. 28/2010 che permette loro di invitare le parti ad effettuare il tentativo di mediazione (la c.d. "mediazione delegata"). Inoltre, estendere il tentativo obbligatorio di mediazione a tutte le controversie civili e commerciali riguardanti diritti disponibili, sia pure per un periodo limitato (ad es. cinque anni).
La conclusione dell’articolo mi sembra un ottimo ponte che guarda al futuro: “In tempi brevi e a costo zero, la mediazione è in grado di contribuire grandemente a ridurre i tempi della giustizia civile riportando il numero dei procedimenti civili nelle medie internazionali”.
Io ci credo…
mercoledì 9 novembre 2011
La liberazione di Shalit: un’opportunità per il negoziato?
Qualche giorno fa ho scritto un post su un articolo di Bob Mnookin sulla liberazione di Gilad Shalit. Ritorno su questo argomento perche è uscito in questi giorni nel blog del Program on Negotiation di Harvard un commento di Ehud Eiran, del Dipartimento delle Relazioni internazionali dell’Università di Haifa.
Il titolo del post è eloquente: “Opportunities for negotiators”. Il concetto di fondo è che, nonostante i rischi che l’accordo che ha permesso la liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit presenta, esistono tuttavia degli spazi per una maggiore interazione tra Israele ed Hamas e ciò per diversi motivi:
- Perché dimostra che le due parti possono “fare affari insieme”, ossia possono dialogare sui tanti punti in agenda, nonostante le differenze e la sfiducia reciproca.
- Lo scambio ricorda ad Israele che non può pensare di risolvere la dispute solo attraverso l’uso della forza e rappresenta un incentivo per la consapevolezza israeliana sull’opportunità di portare avanti trattative che portino a dei risultati concreti. Eiran mette in evidenza che anche in passato alcuni importanti accordi tra Israele ed il mondo arabo sono stati preceduti da questo stesso tipo di consapevolezza, ad es. l’accordo di Camp David del 1979 con l’Egitto e quello del 1993 con l’OLP.
- L’accordo è stato facilitato attraverso la mediazione dell’Egitto e questo rappresenta, per il paese e per la regione, un elemento costruttio molto importante.
Certamente, il punto di vista di Eiran potrà essere tacciato di eccessivo ottimismo. Tuttavia spiega l’autore esso è il frutto di una visione che considera la negoziazione e il dialogo come strumenti molto più efficaci rispetto all’uso della forza. E in tal senso, la conclusione dell’articolo apre uno spiraglio per il futuro: “Dietro le nuvole ci potrebbe essere un raggio di sole e tocca a noi, come studiosi della negoziazione, tentare di trovarlo e focalizzare la nostra attenzione su di esso”. Sono d’accordo…
Il titolo del post è eloquente: “Opportunities for negotiators”. Il concetto di fondo è che, nonostante i rischi che l’accordo che ha permesso la liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit presenta, esistono tuttavia degli spazi per una maggiore interazione tra Israele ed Hamas e ciò per diversi motivi:
- Perché dimostra che le due parti possono “fare affari insieme”, ossia possono dialogare sui tanti punti in agenda, nonostante le differenze e la sfiducia reciproca.
- Lo scambio ricorda ad Israele che non può pensare di risolvere la dispute solo attraverso l’uso della forza e rappresenta un incentivo per la consapevolezza israeliana sull’opportunità di portare avanti trattative che portino a dei risultati concreti. Eiran mette in evidenza che anche in passato alcuni importanti accordi tra Israele ed il mondo arabo sono stati preceduti da questo stesso tipo di consapevolezza, ad es. l’accordo di Camp David del 1979 con l’Egitto e quello del 1993 con l’OLP.
- L’accordo è stato facilitato attraverso la mediazione dell’Egitto e questo rappresenta, per il paese e per la regione, un elemento costruttio molto importante.
Certamente, il punto di vista di Eiran potrà essere tacciato di eccessivo ottimismo. Tuttavia spiega l’autore esso è il frutto di una visione che considera la negoziazione e il dialogo come strumenti molto più efficaci rispetto all’uso della forza. E in tal senso, la conclusione dell’articolo apre uno spiraglio per il futuro: “Dietro le nuvole ci potrebbe essere un raggio di sole e tocca a noi, come studiosi della negoziazione, tentare di trovarlo e focalizzare la nostra attenzione su di esso”. Sono d’accordo…
domenica 6 novembre 2011
Premio Italia Diritti Umani 2011 - Video
E' su Youtube il video del mio intervento al Premio Italia Diritti Umani (13 ottobre scorso), organizzato da Free Lance International Press, dal titolo "Aggiornamenti dal Sudan". Buona visione!
venerdì 4 novembre 2011
Mediazione obbligatoria subito?
Per quanto riguarda la mediazione è la notizia del giorno. Secondo quanto riportato da Italia Oggi e da Il Sole 24 ore non si dovrà aspettare marzo 2012 per passare necessariamente dalla mediazione anche per le controversie condominiali e i sinistri stradali. Lo prevede il maxiemendamento al ddl Stabilità tra le misure finalizzate all’efficientamento e allo snellimento della giustizia. Si tratta di un’anticipazione che, nel caso fosse confermata (la cautela è d'obbligo perchè in passato qualche anticipazione del quotidiano è stata poi smentita e, sentivo ieri sera, sembra che il governo non abbia più i "numeri"), comporterebbe una deflazione dell’attività dei tribunali e un prevedibile boom delle procedure di mediazione.
giovedì 3 novembre 2011
No del Ministero della giustizia per la formazione a distanza in mediazione (FAD)
Prendo dal sito di Concilia Lex una notizia interessante. Per la formazione sulla mediazione non è possibile servirsi dell'e-learning, anche nel caso in cui si scelga di erogare con tale modalità solo la parte teorica. Questo perchè i corsi per mediatori mirano a trasmettere non solo nozioni e concetti ma anche, se non soprattutto, strumenti e metodi pratici, utili per risolvere bonariamente le controversie civili e commerciali. E questo già a partire dalla parte "teorica".
Personalmente d'accordo con tale impostazione, anche perchè ritengo che questo tipo di formazione, così come in generale la formazione comportamentale, poco si adatti a una modalità esclusivamente a distanza. Infatti molto importante risulta essere la presenza del formatore rispetto al racconto "narrato" e vissuto di aneddoti, esempi pratici che danno alla parte teorica dei "colori" che sarebbe difficile replicare nella modalità on-line. In breve, l'interazione con i partecipanti è fondamentale, non solo per i partecipanti, ma anche per il formatore.
martedì 1 novembre 2011
Articolo di Panorama sulla mediazione
Nel numero di Panorama del 2 novembre è stato pubblicato un articolo sulla mediazione dal titolo “Chi ha paura dei mediatori?”. L’articolo offre certamente alcuni interessanti spunti di riflessione sulla situazione della mediazione nel nostro paese, ma ancora tante ombre, se consideriamo che la rivista è una delle più lette nel nostro paese e arriva sicuramente ad un largo pubblico.
Innanzitutto, spiccano cifre importanti sulla drammaticità della situazione dei tribunali italiani. Ad esempio, la durata media di una causa civile (dal primo grado alla Cassazione passando per l’appello), che è pari a 3.203 giorni, quasi nove anni. Ancora, nel 2009 il numero di cause pendenti nei tribunali era di circa 5.000.000, con "avanzi” annuali di circa 2 - 300.000 cause, che vanno ad aumentare il numero di procedimenti per l’anno successivo. Infine, l’Italia è il quarto paese in Europa per numero di contenziosi (4.768) ogni 100.000 abitanti (dopo Russia, Belgio e Lituania).
Altro dato importante è il trend positivo, che mette in evidenza una crescita del numero di mediazioni, da marzo ad oggi. Infatti, si è passati dalle 5.000 procedure a marzo-aprile alle 7.300 di luglio (dato stimato). Fabio Bartolomeo, capo dell’Ufficio statistico del Ministero di Grazia e Giustizia ha sottolineato che “da una rilevazione a campione presso alcuni tra i principali tribunali italiani si è potuta stimare una riduzione dei flussi totali nel settore civile di circa 180.000 affari in un anno, ma a regime siamo sicuri che arriveremo a 250.000 solo per le cause che prevedono la mediazione obbligatoria e a 350.000 includendo anche le cause di risarcimento danni con le assicurazioni”. Per quanto riguarda invece i mediatori, tra le professioni maggiormente coinvolte spiccano gli avvocati (il 60% del totale), i commercialisti (9%) e i laureati in giurisprudenza (5%).
Nell’articolo, purtroppo, non mancano alcuni gravi inesattezze, a partire già dal testo che accompagna il titolo, che recita: “Guadagnano dai 130 ai 18.000 euro per ogni lite” (ndr. i mediatori, confondendo i costi della procedura riportati nelle tabelle delle indennità degli organismi con quanto poi guadagnerà effettivamente il mediatore). Inoltre, secondo l’autore per fare il mediatore “basta avere una laurea in materie giuridico-economiche” (dimenticando così tutte le altre, nonché la possibilità di essere iscritti a un ordine o collegio professionale) e tale professione sarebbe la scelta di molti giovani avvocati che “si sono fatti mediatori per avere un’entrata garantita” (!). Tuttavia, tra tutte le inesattezze quelle che mi sembrano più gravi sono soprattutto due: la prima, per la conoscenza “culturale” dell’istituto, riguarda il passaggio in cui l’autore sottolinea che “il mediatore convoca le parti, esamina la lite e propone un accordo” (con buona pace di chi si sforza di dire che il primo compito del mediatore è la sua funzione di facilitatore); la seconda, alla fine, quando dice che “il cittadino può iscriversi alla mediazione pagando solo 40 euro”. Dico io, in un mondo in cui una delle frasi più usate è “a partire da...”, che ci voleva ad inserirne una di questo genere nell’articolo?
Concludendo, direi che l’articolo offre, purtroppo, più ombre che luci, a dimostrazione che ancora c’è molto da fare per una cultura sulla mediazione che si possa definire almeno accettabile.
Innanzitutto, spiccano cifre importanti sulla drammaticità della situazione dei tribunali italiani. Ad esempio, la durata media di una causa civile (dal primo grado alla Cassazione passando per l’appello), che è pari a 3.203 giorni, quasi nove anni. Ancora, nel 2009 il numero di cause pendenti nei tribunali era di circa 5.000.000, con "avanzi” annuali di circa 2 - 300.000 cause, che vanno ad aumentare il numero di procedimenti per l’anno successivo. Infine, l’Italia è il quarto paese in Europa per numero di contenziosi (4.768) ogni 100.000 abitanti (dopo Russia, Belgio e Lituania).
Altro dato importante è il trend positivo, che mette in evidenza una crescita del numero di mediazioni, da marzo ad oggi. Infatti, si è passati dalle 5.000 procedure a marzo-aprile alle 7.300 di luglio (dato stimato). Fabio Bartolomeo, capo dell’Ufficio statistico del Ministero di Grazia e Giustizia ha sottolineato che “da una rilevazione a campione presso alcuni tra i principali tribunali italiani si è potuta stimare una riduzione dei flussi totali nel settore civile di circa 180.000 affari in un anno, ma a regime siamo sicuri che arriveremo a 250.000 solo per le cause che prevedono la mediazione obbligatoria e a 350.000 includendo anche le cause di risarcimento danni con le assicurazioni”. Per quanto riguarda invece i mediatori, tra le professioni maggiormente coinvolte spiccano gli avvocati (il 60% del totale), i commercialisti (9%) e i laureati in giurisprudenza (5%).
Nell’articolo, purtroppo, non mancano alcuni gravi inesattezze, a partire già dal testo che accompagna il titolo, che recita: “Guadagnano dai 130 ai 18.000 euro per ogni lite” (ndr. i mediatori, confondendo i costi della procedura riportati nelle tabelle delle indennità degli organismi con quanto poi guadagnerà effettivamente il mediatore). Inoltre, secondo l’autore per fare il mediatore “basta avere una laurea in materie giuridico-economiche” (dimenticando così tutte le altre, nonché la possibilità di essere iscritti a un ordine o collegio professionale) e tale professione sarebbe la scelta di molti giovani avvocati che “si sono fatti mediatori per avere un’entrata garantita” (!). Tuttavia, tra tutte le inesattezze quelle che mi sembrano più gravi sono soprattutto due: la prima, per la conoscenza “culturale” dell’istituto, riguarda il passaggio in cui l’autore sottolinea che “il mediatore convoca le parti, esamina la lite e propone un accordo” (con buona pace di chi si sforza di dire che il primo compito del mediatore è la sua funzione di facilitatore); la seconda, alla fine, quando dice che “il cittadino può iscriversi alla mediazione pagando solo 40 euro”. Dico io, in un mondo in cui una delle frasi più usate è “a partire da...”, che ci voleva ad inserirne una di questo genere nell’articolo?
Concludendo, direi che l’articolo offre, purtroppo, più ombre che luci, a dimostrazione che ancora c’è molto da fare per una cultura sulla mediazione che si possa definire almeno accettabile.
venerdì 28 ottobre 2011
Mediacitando
Comprendere non significa condividere, ma non si può condividere senza comprendere (Proverbio cinese)
Photo credits
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giovedì 27 ottobre 2011
Al Caffé Della Pace: incontro con Gary Friedman, una prima impressione
Ospito molto volentieri uno splendido contributo della mia amica e collega Alessandra Passerini. Buona lettura!
Per una strana coincidenza l’appuntamento di qualche giorno fa a Roma con Gary Friedman viene da lui fissato al Caffè Della Pace, ritrovo di artisti e nome che certamente evoca la mediazione. Gary, uno dei più conosciuti mediatori americani, avvocato, si trova spesso in Italia per lavoro o per vacanza e questo non è il nostro primo incontro, anche se durante il precedente, ormai risalente a più di quattro anni fa, la mia conoscenza ed esperienza in mediazione erano decisamente più scarse rispetto ad oggi. Tuttavia, già all’epoca, da grande appassionata della materia, in quell’incontro avevo subito potuto apprezzare il suo enorme carisma. Nel 2010, poi, mi ero casualmente imbattuta nel suo nome leggendo il libro “Negoziare con il diavolo”, scritto da un altro famoso mediatore e avvocato americano, Robert Mnookin, in relazione al caso dell’orchesta filarmonica di San Francisco, caso al quale entrambi avevano lavorato anni prima in co-mediazione.
In occasione di quel nostro primo incontro del 2007 ricordo che Gary mi raccontò di quando iniziò negli anni settanta come mediatore, tra i pochi “pionieri” al tempo, mettendo semplicemente una targa dal titolo “Mediation law offices” fuori dalla porta dello studio, e mi raccomandò, se possibile, di assistere i clienti come avvocato con esperienza, oserei dire “specializzazione”, solo in procedure non contenziose, utilizzando la mediazione in tutti i casi ritenuti adatti -nell’ottica della soddisfazione degli interessi del cliente- a gestire la controversia con questo strumento.
Questa volta, invece, parliamo del ruolo del diritto nella mediazione: è indubbio che nell’ultimo anno mi sono spesso trovata a riflettere sul perché l’esperienza italiana in materia stia a mio dire diventando sempre più giuridica e sempre meno negoziale e relazionale, anche nei casi di mediazione volontaria. Motivo per cui mi sono chiesta più volte se il rapporto non sia troppo sbilanciato. Mi risponde che é normale che sia così, quasi rassicurandomi. “All’inizio è sempre così perché non si conoscono altre modalità di risoluzione delle controversie e la mediazione implica un dover imparare a pensare diversamente, che non è facile per nessuno. Nel tempo la situazione si riequilibrerà: da questo punto di vista è consigliabile imparare a separare il momento in cui, negli incontri, si affrontano gli aspetti giuridici da quelli in cui si affrontano quelli emotivi e relazionali”. Mischiare i due momenti potrebbe avere effetti negativi in termini di efficacia della gestione della procedura. Ma ciò, penso io, implicherà certamente un grosso lavoro culturale e di formazione per tutti, non solo per gli aspiranti mediatori. “I mediatori non giuristi dovranno imparare a conoscere il diritto, i giuristi dovranno imparare ad essere più “flessibili” con l’uso del diritto in mediazione”, aggiunge.
Dal seguito della conversazione emerge che il lavoro che si sta facendo in questo momento negli Stati Uniti è infatti soprattutto volto ad insegnare ai mediatori come gestire costruttivamente le proprie emozioni durante gli incontri, per poter svolgere al meglio un ruolo di aiuto e supporto delle parti, facilitando efficacemente la loro negoziazione. “Io prediligo le sessioni congiunte perché amo lavorare insieme alle parti e ai loro legali, anche se a volte ciò può essere complesso o faticoso da un punto di vista emotivo. Gli avvocati, in mediazione, preferiscono di solito lavorare utilizzando le sessioni riservate, soprattutto perché temono che il loro cliente non sappia ben gestire gli incontri congiunti, ma a volte questo può addirittura dare l’impressione alle parti di essere manipolate”. In sostanza questo conferma il grande dilemma, dal punto di vista del mediatore, o almeno quello derivante dalla mia personale esperienza: se, quando e come utilizzare le sessioni riservate.
L’altro aspetto trattato insieme riguarda l’esito della procedura. Personalmente ritengo che la mediazione sia, o meglio dovrebbe essere, un lavoro di gruppo: la troppo spesso scarsa preparazione in materia di mediazione che, come mediatore, ho dovuto riscontrare in capo a molte parti e avvocati quanto a metodologia della procedura e conoscenza delle tecniche di negoziazione, sovente rappresenta davvero un grosso ostacolo all’accordo. Gary ritiene che l’esito non dipenda solo dal mediatore ma è invero legato a molte altre variabili: “bisogna cominciare a preoccuparsi della propria performance come mediatore se gli esiti sono solo positivi o solo negativi; in tal caso c’è qualcosa che non va”. Ovviamente, aggiungo, in caso di esiti solo positivi, ci si dovrebbe chiedere se non si è troppo “impositivi” in una procedura per sua natura facilitativa, in cui le parti dovrebbero sempre avere il controllo della decisione finale.
Inevitabilmente arriviamo a parlare anche del D.Lgs. 28: “In questo caso neppure si può parlare di un tipo di non binding arbitration se la mancata accettazione della proposta può produrre gli effetti previsti sulle spese nel successivo giudizio” precisa. “Infatti le parti dovrebbero poter sempre stabilire le loro regole del gioco a monte, ma soprattutto essere sempre libere di dire di no all’accordo in qualunque momento e senza alcuna conseguenza”.
Questa volta, invece, parliamo del ruolo del diritto nella mediazione: è indubbio che nell’ultimo anno mi sono spesso trovata a riflettere sul perché l’esperienza italiana in materia stia a mio dire diventando sempre più giuridica e sempre meno negoziale e relazionale, anche nei casi di mediazione volontaria. Motivo per cui mi sono chiesta più volte se il rapporto non sia troppo sbilanciato. Mi risponde che é normale che sia così, quasi rassicurandomi. “All’inizio è sempre così perché non si conoscono altre modalità di risoluzione delle controversie e la mediazione implica un dover imparare a pensare diversamente, che non è facile per nessuno. Nel tempo la situazione si riequilibrerà: da questo punto di vista è consigliabile imparare a separare il momento in cui, negli incontri, si affrontano gli aspetti giuridici da quelli in cui si affrontano quelli emotivi e relazionali”. Mischiare i due momenti potrebbe avere effetti negativi in termini di efficacia della gestione della procedura. Ma ciò, penso io, implicherà certamente un grosso lavoro culturale e di formazione per tutti, non solo per gli aspiranti mediatori. “I mediatori non giuristi dovranno imparare a conoscere il diritto, i giuristi dovranno imparare ad essere più “flessibili” con l’uso del diritto in mediazione”, aggiunge.
Dal seguito della conversazione emerge che il lavoro che si sta facendo in questo momento negli Stati Uniti è infatti soprattutto volto ad insegnare ai mediatori come gestire costruttivamente le proprie emozioni durante gli incontri, per poter svolgere al meglio un ruolo di aiuto e supporto delle parti, facilitando efficacemente la loro negoziazione. “Io prediligo le sessioni congiunte perché amo lavorare insieme alle parti e ai loro legali, anche se a volte ciò può essere complesso o faticoso da un punto di vista emotivo. Gli avvocati, in mediazione, preferiscono di solito lavorare utilizzando le sessioni riservate, soprattutto perché temono che il loro cliente non sappia ben gestire gli incontri congiunti, ma a volte questo può addirittura dare l’impressione alle parti di essere manipolate”. In sostanza questo conferma il grande dilemma, dal punto di vista del mediatore, o almeno quello derivante dalla mia personale esperienza: se, quando e come utilizzare le sessioni riservate.
L’altro aspetto trattato insieme riguarda l’esito della procedura. Personalmente ritengo che la mediazione sia, o meglio dovrebbe essere, un lavoro di gruppo: la troppo spesso scarsa preparazione in materia di mediazione che, come mediatore, ho dovuto riscontrare in capo a molte parti e avvocati quanto a metodologia della procedura e conoscenza delle tecniche di negoziazione, sovente rappresenta davvero un grosso ostacolo all’accordo. Gary ritiene che l’esito non dipenda solo dal mediatore ma è invero legato a molte altre variabili: “bisogna cominciare a preoccuparsi della propria performance come mediatore se gli esiti sono solo positivi o solo negativi; in tal caso c’è qualcosa che non va”. Ovviamente, aggiungo, in caso di esiti solo positivi, ci si dovrebbe chiedere se non si è troppo “impositivi” in una procedura per sua natura facilitativa, in cui le parti dovrebbero sempre avere il controllo della decisione finale.
Inevitabilmente arriviamo a parlare anche del D.Lgs. 28: “In questo caso neppure si può parlare di un tipo di non binding arbitration se la mancata accettazione della proposta può produrre gli effetti previsti sulle spese nel successivo giudizio” precisa. “Infatti le parti dovrebbero poter sempre stabilire le loro regole del gioco a monte, ma soprattutto essere sempre libere di dire di no all’accordo in qualunque momento e senza alcuna conseguenza”.
Ringrazio Gary per i preziosi consigli e per la ricarica di motivazione, essenziale in questo momento di difficile transizione.
E io ringrazio Alessandra per aver scritto queste ottime pagine di vera mediazione...
martedì 25 ottobre 2011
Tirocinio assistito: qualche novità (?)
In un mio precedente post, dell’inizio di settembre, scrissi qualche mia impressione sul tirocinio assistito previsto dal DM 145. Da allora tutti gli operatori della mediazione (mediatori e formatori, organismi ed enti di formazione) sono in attesa di una circolare interpretativa che (si spera) possa finalmente dare qualche indicazione operativa e, soprattutto, ufficiale. Il 20 ottobre scorso si è svolto a Firenze un convegno a cui ha partecipato anche il dott. Giancarlo Triscari, magistrato addetto all’Ufficio II della Direzione generale della Giustizia civile, referente coordinatore per gli Organismi di mediazione. Nel corso del convegno Triscari ha mostrato una bozza di circolare, non dando tuttavia alcuna informazione circa i tempi di pubblicazione, sottolineando che “se ne sta ancora discutendo”. Sul tirocinio il magistrato ha detto che ha l’obiettivo di creare occasioni di confronto tra le diverse esperienze dei mediatori e deve considerarsi come una sorta di uditorato, sul modello di quello per i magistrati (?!).
Il tirocinio inoltre riguarderebbe tutti i mediatori (quindi anche quelli accreditati prima della pubblicazione del DM 145), si potrebbe fare anche in organismi diversi rispetto a quelli di accreditamento e, rispetto al biennio di aggiornamento, per i mediatori accreditati prima del 145 questo decorrerebbe dalla data di pubblicazione del decreto, mentre per quelli accreditati successivamente decorrerebbe dalla data del primo accreditamento. Infine, per “casi di mediazione” si dovrebbe intendere la partecipazione anche a una sola fase della procedura (incontro congiunto, sessione riservata, ecc.).
Ovviamente, queste non sono da considerarsi vere e proprie anticipazioni dei contenuti della prossima circolare, ma semplici ipotesi su cui tuttavia ci si sta ancora confrontando. Il tutto in attesa della famosa circolare, sperando che arrivi il prima possibile… peccato che nel frattempo tutti gli organismi avranno modificato il proprio regolamento.
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