lunedì 28 gennaio 2013

Ernesto Lupo: insistere sulla mediazione come strumento deflattivo


Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario il Primo Presidente dell corte di Cassazione Ernesto Lupo ha, durante la sua relazione, parlato anche di mediazione, sottolineando alcuni aspetti molto interessanti. Vediamoli in ordine attraverso alcuni estratti:

- Nelle precedenti relazioni sull’amministrazione della giustizia, pur esprimendosi qualche riserva in ordine alla disciplina specificamente dettata dal decreto legislativo, in particolare con riguardo alla genericità dell’indicazione delle categorie di controversie  assoggettate all’obbligo di mediazione, si era formulato un giudizio complessivamente positivo in ordine all’istituto in esame, evidenziandosi l’idoneità dello stesso a favorire una  riduzione della durata dei processi civili attraverso la rimozione della principale causa di tale fenomeno, comunemente individuata nell’incapacità del nostro sistema giudiziario di far  fronte ad una domanda di giustizia in costante crescita.
La brevità del periodo in cui la normativa ha avuto applicazione nel suo testo originario non ha consentito di verificare appieno la fondatezza di tali auspici, soprattutto con riguardo alle controversie in materia di condominio e risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti, per le quali l’obbligo della mediazione è entrato in vigore soltanto il 20 marzo 2012.

- L’efficacia deflattiva dell’istituto trova poi conferma nella costatazione che, là dove le  parti vi hanno fatto ricorso, esso si è rivelato realmente capace di favorire una soluzione conciliativa della controversia, avendo condotto ad una definizione concordata nel 46,4%.
Positivo sarebbe potuto risultare il giudizio anche in ordine al livello di adesione delle parti alla procedura, in costante incremento (dal 26% al 35,7%) dall’entrata in vigore del decreto legislativo fino al momento in cui l’obbligo della mediazione è divenuto applicabile anche alle controversie in materia di risarcimento dei danni derivanti da circolazione dei veicoli e natanti, se su tale dato non avesse pesato in misura determinante l’atteggiamento di sfiducia, se non addirittura di preconcetta opposizione, manifestato dalle compagnie di assicurazione, le quali si sono astenute sistematicamente dal comparire dinanzi ai mediatori.
Questi rilievi, unitamente alla considerazione che nel 16% dei casi le parti hanno  scelto di percorrere la strada della mediazione senza esservi costrette da alcuna disposizione di legge, dovrebbero indurre a meditare approfonditamente sulla convenienza di abbandonare al proprio destino un istituto la cui disciplina, opportunamente rimodulata alla luce della pronuncia d’illegittimità costituzionale, potrebbe contribuire a fornire una risposta tempestiva ed efficace alle esigenze di tutela nei rapporti tra privati.

- La fine anticipata della legislatura ha impedito l’esame di proposte di modificazione della disciplina della mediazione, idonee a vincere le resistenze culturali nei confronti di modalità innovative di gestione dei conflitti civili, attraverso l’imposizione quanto meno iniziale dell’obbligatorietà del tentativo di conciliazione in alcune materie, magari temperata dalla previsione di una procedura meno gravosa nelle liti in cui esso ha minori chances di successo: mi riferisco, in particolare, alla proposta di rendere obbligatorio non il tentativo di conciliazione, ma solo quello di un incontro preliminare con il mediatore, al fine di valutare in concreto l’opportunità di procedere al tentativo, ovvero di porvi termine in quella sede, con costi e tempi decisamente inferiori. Nell’attesa che il nuovo Parlamento prenda in esame proposte simili ed altre  volte a favorire il ricorso alla mediazione, non può che ribadirsi quanto già affermato nelle relazioni sull’amministrazione della giustizia degli scorsi anni, e cioè che il successo d’interventi legislativi volti ad apprestare e promuovere l’utilizzazione di strumenti alternativi di risoluzione delle controversie esige un forte coinvolgimento di tutti i potenziali attori del processo, e quindi non solo delle parti, cui si richiede «una salda fiducia nella possibilità di trovare un accomodamento dinanzi al mediatore», ma anche della classe forense, chiamata a recuperare «la vocazione alla conciliazione delle parti in conflitto, che il nostro ordinamento assegna all’avvocato come fisiologico ruolo funzionale alla piena realizzazione della tutela dei diritti». Neppure va sottovalutata l’importanza dell’iniziativa del giudice, la cui facoltà di invitare le parti a tentare la mediazione, finora sottoutilizzata (2,8% dei casi), potrebbe contribuire a promuoverne la diffusione, soprattutto se accompagnata da un adeguato monitoraggio degli esiti di tale invito.

Sul sito del Ministero della Giustizia è possibile consultare i testi completi della relazioni dei partecipanti (link).

domenica 27 gennaio 2013

Dal Ministero della Giustizia riflessioni costruttive sulla mediazione


Da alcuni articoli pubblicati su Mondo ADR (il 24 ed il 25 gennaio 2013), riportiamo alcuni stralci significativi sulla mediazione, estrapolati dalla relazione del Ministero della Giustizia sullo stato della Giustizia 2012 e dalle dichiarazioni del Ministro Severino durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario.
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Iniziamo dalla relazione del Ministero sullo stato della Giustizia (link).

1) Innanzitutto, una riflessione sull’impatto che la recente sentenza della Corte Costituzionale ha avuto nei confronti dell’istituto e l’opportunità di apportare modifiche “costruttive”. “La declaratoria di illegittimità costituzionale della norma sulla mediazione civile obbligatoria dovrebbe essere colta come occasione per ridisegnare la disciplina valutandone l’ambito oggettivo e apportando possibili migliorie, ad esempio rivisitando le materie in cui la mediazione è più efficace ed opportuna, ma anche per individuare incentivi idonei a favorirla, quando utile. L’analisi dell’esperienza maturata durante l’operatività della legge può rappresentare una guida importante. Anche in questo ambito sono state formulate proposte da cui prendere le mosse per un futuro intervento”.

2) Analisi dei risultati raggiunti in questo periodo. “…si erano registrati, in un’ottica deflattiva, risultati tendenzialmente positivi. Infatti, in base ad una delle ultime rilevazioni, nel periodo compreso tra il 21.3.2011 ed il 31.3.2012 gli affari iscritti presso gli organismi di mediazione abilitati risultavano pari a 91.690. Il flusso verosimilmente sarebbe sensibilmente aumentato, dal momento che le materie del risarcimento da circolazione stradale e quella delle liti di condominio sono state inserite solo dal 21.3.2012. Difatti dopo il pur breve lasso di tempo di operatività dell’estensione dell’istituto alle predette materie, le iscrizioni di “condominio” sono passate da 94 (nel febbraio 2012) a 1.079 (a giugno dello stesso anno); analogamente, le iscrizioni per il risarcimento danni da circolazione stradale sono passate da 115 (a febbraio 2012) a 7.315 (giugno dello stesso anno)”.

3) E’ necessario aumentare la “sensibilità” nei confronti dell’istituto. In tal senso l’intervento normativo che dovrà tenere conto della sentenza della Consulta, avrà come punto di riferimento il ruolo del giudice nella possibilità di delegare l’accesso alla mediazione, nella quale uno degli effetti favorevoli per le parti è indubbiamente il risparmio delle spese processuali”.

4) Infine, attenzione particolare è stata data al progetto di predisposizione del Libro Verde, che è focalizzato sulla “redazione di un Manuale di Qualità nel quale riportare in modo specifico gli standards di qualità necessari che ciascun organismo di mediazione deve possedere ai fini della valutazione da parte di questa amministrazione della idoneità del servizio reso”.
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Riportiamo ora di seguito le dichiarazioni del Ministro Paola Severino (link).

“La riduzione [dei procedimenti civili, passati dai 5,9 milioni nel giugno 2009 ai 5,4 milioni nel giugno 2012, NdA] si deve in parte agli effetti della mediazione civile obbligatoria, che nei 20 mesi di operatività (prima dello stop della Consulta), ha visto circa 210 mila e il 48% di accordi raggiunti”.



sabato 26 gennaio 2013

Incontro per avvio comunità di pratica AIF per formatori sulla mediazione


Ho il piacere di invitarvi all'avvio di questo nuovo progetto della delegazione della Regione Lazio dell'AIF (Associazione Italiana Formatori), di cui sono membro del Consiglio Direttivo.

Quest'anno vorremmo creare delle comunità di pratica tra chi condivide l'attività di formatore (su varie tematiche). Le comunità di pratica consistono di membri che condividono un insieme di interessi, problemi, e conoscenze che vengono progressivamente approfondite attraverso l’interazione reciproca tra i membri. Gli individui sono coinvolti in discussioni e si aiutano reciprocamente. 

In particolare, con la collega del Direttivo Beatrice Lomaglio, vorremmo creare una comunità di pratica specifica sui formatori nella mediazione civile e commerciale.

L'incontro è gratuito ed è fissato a Roma per il 29 gennaio 2013 (h. 16-19), presso l'ISFOL. Nella locandina riportata sopra trovate tutti i particolari.

Se siete interessati contattatemi.
Spero di incontrarvi il 29 gennaio.
Stefano

mercoledì 23 gennaio 2013

Intervista a Isabella Buzzi (seconda parte)

Sempre da Mediation Hub (link) la seconda parte dell'intervista ad Isabella Buzzi

Anche questa mette in evidenza diversi aspetti interessanti e rappresenta, a suo modo, un piccolo "vademecum", con tanti suggerimenti su comportamenti efficaci da tenere in mediazione.

In apertura Isabella ritorna sull'importanza del setting e suo suo uso "strategico" ai fini dell'obiettivo (la trasformazione del conflitto). 

Poi sottolinea l'importanza della preparazione (rispetto alla quale notiamo una differenza del tipo di preparazione tra un procedimento di mediazione civile e commerciale ed uno di mediazione familiare); inoltre, sulla preparazione mi pare molto importante il "quarto d'ora di decompressione" (per entrare meglio nel clima) che cerca di ritagliarsi prima di ogni procedimento. 

Sempre rispetto alla preparazione (ma anche riguardo le  capacità del mediatore), le sue parole mi fanno poi venire in mente una cosa che dico sempre in aula, ossia che l'attività del mediatore è composta da una grande preparazione e dalla capacità di cogliere gli spunti che derivano dalle dinamiche che avvengono durante la mediazione.

Infine, trovo molto utili gli spunti che offre quando parla delle sue attività in caso di stallo delle trattative tra le partiRingrazio ancora una volta Isabella (e Jacopo) perché la sua testimonianza è una sintesi molto efficace che contiene le "buone pratiche" per una Mediazione con la M maiuscola...

martedì 22 gennaio 2013

"La mia rivoluzione" di Fiorella Mannoia


Sabato al master mi hanno parlato di questo "pezzo" della Mannoia e così, per averla sempre apprezzata come ottima interprete della musica italiana, ho voluto leggere le sue parole. 

Oltre che molto toccanti, secondo me rappresentano anche un ottimo "manifesto" per la "formazione" più importante, quella dell'essere umano... 

Consiglio di ascoltarle con sottofondo di Ludovico Einaudi :)
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Che cosa evoca oggi la parola rivoluzione? Che cos’è oggi rivoluzionario? Viviamo in una sorta di mondo alla rovescia, dove l’illecito è diventato normale, dove i politici fanno spettacolo e gli attori, i cantanti, i comici, si occupano della politica. 

Dove viene scambiato il diritto per il favore. Dove la cultura è giudicata superflua e dispendiosa, praticamente inutile. Dove chi dovrebbe dare il buon esempio si vanta delle sue malefatte e giudica stupido chi si ostina a credere nella legalità, e lo discredita, lo calunnia, lo annienta. 

E la parola rivoluzione assume un significato più profondo, che riguarda anche il comportamento di ognuno di noi. Provo a fare un elenco di quello che per me oggi è rivoluzionario:

Rivoluzionario è il coraggio, rivoluzionaria è la sobrietà, l’educazione, la cultura, l’arte, rivoluzionario è il diritto alla scuola, al lavoro, alla salute, rivoluzionario è l’accesso alla conoscenza, rivoluzionario è il rifiuto della volgarità, anche quella dilagante dell’ostentazione del lusso, rivoluzionario è il rifiuto della violenza, anche quella verbale, rivoluzionario è dire a chi cerca di corromperti: “No, grazie”. 

Rivoluzionario è insegnare ai propri figli il rispetto di tutte le diversità, l’accoglienza, la compassione, la fratellanza, la capacità e la volontà di provare a condividere il dolore degli altri, rivoluzionario è combattere il pregiudizio, rivoluzionaria è la ricerca della bellezza, rivoluzionario è spegnere la televisione e dedicarsi ai propri cari, coltivare delle passioni, continuare a giocare, rivoluzionario è il sorriso, la gentilezza, l’umiltà, il saper ridere anche di noi stessi e delle nostre miserie, rivoluzionaria è la semplicità, il godere di un buon cibo, di un buon vino. 

Rivoluzionario è divertirsi ballando fino alle quattro del mattino senza bisogno di additivi chimici, rivoluzionario è guardarsi allo specchio senza vergognarsi di ciò che vediamo riflesso, rivoluzionario è non sentirsi al centro dell’universo e guardare altro oltre noi stessi, rivoluzionario è fare bene il proprio lavoro qualsiasi esso sia, rivoluzionaria è l’onestà, anche e soprattutto quella intellettuale, rivoluzionaria è l’etica, rivoluzionario è il coraggio delle proprie idee. 

Rivoluzionario è chiedersi sempre che cosa si nasconda dietro le notizie dell’informazione ufficiale, non smettere mai di cercare, ragionare con la propria testa e porsi sempre delle domande, rivoluzionario è l’approfondimento contro la superficialità, rivoluzionario è il giornalismo della “seconda domanda”, rivoluzionario è non piegare la testa di fronte ai potenti, chiunque essi siano. Rivoluzionario è schierarsi sempre dalla parte degli ultimi, chiunque essi siano.

Rivoluzionaria è la curiosità, la libertà di pensiero, rivoluzionaria è la coerenza, la gratitudine, la capacità di chiedere scusa, rivoluzionaria è la dignità, il rispetto, il perdono, rivoluzionaria è l’indignazione per l’ingiustizia ovunque si verifichi e avere il coraggio di gridarla, rivoluzionario è combattere l’avidità che è il più pericoloso dei mali, rivoluzionario è dare un senso alla propria vita rivendicando il diritto alla felicità ma avendo la consapevolezza che questo non passa solo attraverso il denaro. 

Rivoluzionario è fare ognuno il proprio dovere di cittadino ricercando sempre laverità, che è la più grande delle rivoluzioni.

Ringrazio Teresa per la segnalazione...
Tratto da Il Fatto quotidiano.

lunedì 21 gennaio 2013

Intervista ad Isabella Buzzi (prima parte)


Da Mediation Hub (link) una piccola “perla” per chiunque si occupi di mediazione. Sto parlando della prima parte dell’intervista a Isabella Buzzi.

In attesa di leggere la parte successiva, sono soprattutto due le cose che mi restano in mente dopo la lettura: avere una fotografia molto nitida di cosa significhi “vivere” la mediazione (basta leggere come Isabella ha “conosciuto” la mediazione) e cosa significhi “creare il clima” (le sue parole sulla “costruzione” della scena sono molto efficaci).

Argomenti di cui si parla tanto nei corsi, rispetto ai quali questa mi sembra davvero una bella testimonianza… Grazie Isabella e complimenti a Jacopo per la scelta “azzeccatissima” J

sabato 19 gennaio 2013

(Una variante a) Il "classico" di William Ury...


Viveva in Oriente in un tempo lontano un vecchissimo e ricchissimo cammelliere che aveva quattro figli. Quando fu sul letto di morte fece chiamare i figli e disse loro: “Vi insegno un’ultima cosa, forse la più importante. Ascoltate le mie volontà e applicatele senza modifiche. Imparerete il più grande segreto sulla conoscenza. Quando morirò voglio che dividiate così i cammelli che vi lascio in eredità: 1/2 al più grande di voi, 1/4 al secondo, 1/ 8 al terzo e 1/10 all’ultimo. Fate come vi dico e ne trarrete un grande insegnamento per la vostra vita”. 

L’anziano morì e i figli piansero, ma poi restarono alquanto interdetti: i cammelli erano 39. Dopo aver cercato di fare la divisione in tutti i modi, cominciarono a dubitare della salute mentale del padre e a litigare su come poter fare. 

Un giorno, quando ormai i figli avevano perso la speranza di arrivare ad una soluzione senza ingenerare un conflitto tribale, passò per la piazza del paese un vecchio saggio che si fermò ad abbeverare il proprio cammello alla fontana. 

Era vecchio, con una lunga barba bianca e un grande turbante azzurro. La fama di saggio lo precedeva. I ragazzi lo interpellarono chiedendo disperatamente il suo aiuto. Il saggio li ascoltò in silenzio. Poi si grattò la barba, si guardò attorno e iniziò a dividere i cammelli. Li divise esattamente come il padre aveva chiesto, poi riprese il suo cammello e ripartì.

Come era riuscito il saggio a dividere i cammelli? Il saggio aveva posto tra i 39 cammelli dei figli anche il proprio. Ora che i cammelli erano 40 (39 + il cammello del saggio) potevano essere divisi secondo le ultime volontà del padre: 1/2 di 40 = 20, 1/4 di 40 =10, 1/8 di 40 = 5, 1/10 di 40 = 4. Quindi 20 + 10 + 5+ 4 = 39. 
Il cammello del saggio non serviva più. Quindi il saggio lo riprese e ripartì lentamente per la sua strada”.

mercoledì 16 gennaio 2013

I dieci "cattivi ascoltatori"


Di Jill Geisler

1. Il multi-attività: Sì, ti ascolto. Non ti guardo, ma ti ascolto. Finisco una frase... dimmi. Scusa, intanto rispondo al telefono. Che stavi dicendo?

2. Il mondano: Se ho un minuto? Certo. Entra e dimmi pure. Lo so che mi hai cercato in questi giorni. Oh, scusa, c'è qualcun altro alla porta. Entra, stavamo chiacchierando. Più siamo, meglio è.

3. Il finisci-frasi: Fermati, so benissimo dove vuoi arrivare. Non c'è bisogno che tu finisca. Lo so. Non apprezzi un amico così efficiente e collaborativo? Forza, continua. No, finisco io per te.

4. Il contraddittore: Qualsiasi cosa tu dica, proverò a dire il contrario. Ho il dovere di fare l'avvocato del diavolo. Credo che questo ti aiuti. Come fai a sapere che la tua idea è buona? Scusa, lo faccio con tutti. Tenere tutti sulla corda...

5. Lo sputa-risposta: Non dire niente di più. Questo è il mio consiglio. Prendilo. Potevi non chiedermi niente. Forse volevi solo sfogarti un po'. Potevi cavartela da solo. Ma che capo sarei se non avessi sempre la risposta pronta? Quindi, serviti pure.

6. Il grande filosofo: Ora, cercherò di chiarirti cosa vuoi davvero, ma in un'accezione più ampia e profonda. Non c'è bisogno che tu ti spieghi oltre, sarò io a spiegarti.

7. L'autobiografo: Ah, quello che mi racconti mi evoca parecchi ricordi. Per cui ti racconterò la mia esperienza. Può servire anche a te. Dunque, nel 1992...

8. Lo scruta-orologio: Sì, sì. Scusa, no, non vado di corsa. E' solo che... sai l'ora?. No, continua pure. Che dicevi?

9. Il superveloce: Vuoi parlarmi? Sono occupatissimo? se facciamo presto. Sto andando a una riunione. Vieni con me, accompagnami. Oppure facciamo una cosa: mandami un'email.

10. Lo smemorato: Grazie davvero per aver voluto condividere le tue idee con me. Le terrò a mente. Ne riparleremo, se me ne ricorderò.

I CONSIGLI PER MIGLIORARE L'ASCOLTO, TIPO PER TIPO

1. Eliminate le distrazioni.
Sedetevi dall'altra parte della scrivania, insieme alla persona con cui state parlando. Lasciate squillare il telefono. Se siete davvero troppo occupati per prestare la dovuta attenzione, ditelo con franchezza. Meglio rimandare l'incontro a un momento più tranquillo. Se state aspettando una telefonata davvero importante, ditelo prima e, quando arriva, scusatevi con il vostro interlocutore.

2. Prima di invitare altre persone a partecipare a una conversazione, pensateci bene.
Il vostro interlocutore potrebbe non gradire affatto o stare sul punto di dirvi qualcosa di personale e riservato. Guardatelo e abituatevi a captare i segnali: ha piacere che la conversazione si allarghi o richiede un'attenzione esclusiva?

3. Moderate l'entusiasmo.
In genere chi interrompe spesso non lo fa per mancanza di considerazione verso l'altro, ma perché è un estroverso e un entusiasta, che ama pensare ad alta voce, sollecitato da quanto l'altro va dicendo. La sua associazione mentale diventa subito voce. Allora, sforzatevi di ascoltare più a lungo, mordetevi la lingua. Imitate i più introversi tra i vostri colleghi.

4. Discutete con dolcezza.
Le parole pesano, soprattutto se rivolte a un collaboratore. Va bene discutere e fare l'avvocato del diavolo, ma non fate sentire l'interlocutore un perdente in partenza. Fate piuttosto domande che fanno pensare e lasciate che l'altro arrivi da solo alle sue conclusioni. L'eccesso di argomentazione vi può far facilmente passare per prevaricatori.

5. Prima di dare consigli, chiedete.
Qualcuno vuole solo sfogarsi, ma a qualcun altro il vostro parere interessa davvero. Ascoltate, e se pensate di avere un buon consiglio da dare, chiedete se è gradito e poi datelo senza che sembri un ordine.

6. Rimanete con i piedi per terra.
Tenete la vostra conversazione su un piano concreto. Può darsi che un po' di teoria ci stia bene, ma valutate se la situazione lo consente. Esercitate piuttosto le vostre capacità dialettiche per capire meglio i problemi di chi si rivolge a voi.

7. Al centro non ci siete voi.
Ascoltando, tenete sempre a mente che al centro della conversazione non ci siete voi, c'è l'altro. Se volete raccontare qualcosa di voi, scegliete un errore da cui avete imparato qualcosa, o un aneddoto che metta l'altro a suo agio.

8. Mettete un orologio nel vostro campo visivo.
Così non dovrete cercare le lancette in maniera evidente e potrete invece guardare con più attenzione chi vi sta di fronte. Se davvero avete poco tempo, ditelo esplicitamente. Magari prendete un altro appuntamento, e poi mantenete l'impegno.

9. La velocità uccide.
Forse una breve conversazione camminando per i corridoi può bastare se portata avanti con attenzione. Ma siate amichevoli e sinceri, anche nella fretta. Il collega che vi tirate dietro non è il vostro cane.

10. Ricordare.
Non dimenticate quello che di importante è emerso in una conversazione. Appuntatelo, rifletteteci su, tornateci sopra alla prossima occasione. Serve a voi, che avrete degli elementi in più per il vostro lavoro, e all'altro che capirà di essere stato realmente ascoltato e considerato.